Carla Chiaramoni
Questa mattina a Roma sono stati presentati il film-documentario “E poi vincemmo l’oro”, l’archivio on-line e la mostra fotografica sulle origini e lo sviluppo dello sport per disabili nel nostro Paese. Un progetto del comitato italiano paralimpico in collaborazione con Fondazione Italiana Paralimpica e Inail, realizzato da Redattore sociale. “A pochi giorni dalla quindicesima edizione delle Paralimpiadi di Rio (7-18 settembre), questa mattina – fanno sapere dal redattore sociale – a Roma il comitato italiano paralimpico (Cip), insieme a Inail e Fondazione Italiana Paralimpica, ha presentato nella sede centrale dell’Inail di piazzale Pastore, il progetto “Memoria paralimpica – Nascita e sviluppo dello sport per disabili in Italia”: un film-documentario intitolato “E poi vincemmo l’oro” (56’), un archivio-web (www.memoriaparalimpica.it) e una mostra fotografica in dodici pannelli per ripercorrere la storia del movimento paralimpico italiano dagli albori ai giorni nostri. Il docu-film, che sarà trasmesso domenica 4 settembre su Rai 2 alle 16,45 – racconta la storia del movimento paralimpico partendo dall’esperienza del professor Antonio Maglio, direttore del centro Paraplegici Inail di Ostia, che nel 1960 fu il padre dei primi giochi paralimpici. Con le parole e i ricordi di atleti di allora e di atleti di oggi si sviluppa una carrellata di protagonisti, che raccontano la loro storia personale e quella di un movimento che ha accompagnato la rivoluzione culturale che il nostro Paese ha vissuto negli ultimi decenni in tema di rispetto e dignità delle persone con disabilità. “La pagina che il professor Maglio aprì da pioniere – ha affermato nel corso della presentazione il direttore generale Inail, Giuseppe Lucibello – per noi deve essere da stimolo per proseguire: l’Inail è chiamato ad essere uno strumento di politica attiva per la salute e la tutela dei lavoratori”. “Questo film – ha affermato Luca Pancalli, presidente del Comitato italiano paralimpico – racconta la più grande trasformazione dello sport italiano: eravamo un piccolo ghetto, una ‘riserva degli indiani’ nel grande microcosmo del Coni. Oggi siamo ente di diritto pubblico, abbiamo cioè elevato a interesse del Paese e della comunità qualcosa che prima era confinato a noi atleti paralimpici”. “Il docu-film – ha aggiunto Pancalli – racconta la forza del nostro movimento, che non si esaurisce certo nei risultati che abbiamo ottenuto. Esso racconta quel legame che ci unisce e ci contraddistinghe: ci abbiamo messo un pezzo di cuore. Il Comitato paralimpico è una famiglia e ciò che lega tutta la famiglia è la sofferenza attraverso cui ciascuno di noi è passato”. “E non abbiamo mai dimenticato, come atleti, che quello che stavamo facendo e quello che facciamo tuttora non è solo per noi, ma era ed è anche per coloro che sono in ospedale, per quanti hanno appena avuto un incidente, perché come era successo a noi anche loro potessero trovare forza e nuovo slancio”. “Quando ci siamo imbattuti in questa storia – ha detto Carla Chiaramoni, direttore dell’agenzia Redattore Sociale, che ha curato il progetto – abbiamo capito che era una storia da raccontare. Un messaggio forte da trasmettere alle nuove generazioni: la passione e la forza con cui si racconta il proprio cammino. Abbiamo raccontato questa storia con gli strumenti di Redattore Sociale, perché crediamo che in questi ambiti il linguaggio e la comunicazione siano importanti per cambiare il pensiero e l’approccio alla disabilità nella quotidianità”. Il progetto, realizzato da Redattore Sociale in collaborazione con Zoofactory film production e Kapusons web agency, ricostruisce attraverso 25 interviste e oltre 900 foto d’epoca un pezzo della storia della riabilitazione, dello sport per disabili e dell’intero Paese. Si parte da Ostia, alle porte di Roma, dove ancora oggi vive un piccolo nucleo dei primi atleti paralimpici italiani, oggi 70-80enni. Approdati giovanissimi al centro Paraplegici dell’Inail diretto dal dottor Antonio Maglio, hanno rimesso in moto le proprie vite attraverso lo sport, divenendo i pionieri di quella grande avventura che, nei decenni successivi, sarebbe sbocciata nel movimento paralimpico. Un testimone oggi raccolto dal Comitato Italiano Paralimpico che, attraverso le sue federazioni e i numerosi Comitati territoriali, promuove la pratica dell’attività sportiva tra le persone con disabilità. Sito, film e mostra legano così i campioni di ieri a quelli di oggi, da Aroldo Ruschioni ad Alessandro Zanardi, da Roberto Marson a Beatrice Vio, da Vittorio Loi a Martina Caironi e Assunta Legnante. “Lo sport è un salva-vita che richiede tutte le attenzioni possibili, anche in termini economici: lancio questo appello alle istituzioni perché lo raccolgano”, ha detto al termine della proiezione del film la moglie del dottor Maglio, Maria Stella Calà. “Lo sport è vita e queste storie vanno trasmesse ai giovani. L’Inail con l’esperienza del Centro Paraplegici di Ostia non solo ha segnato la storia, ma ha fatto molto di più: ha gettato un sasso nello stagno di inerzia e di immobilità che c’era attorno a persone ridotte a letto. Tante persone infortunate che chiedevano aiuto e l’Inail, attraverso Maglio, ha raccolto questa esigenza e ha segnato la storia dell’integrazione della persona”. “Eravamo ragazzi, è stata una soddisfazione grande – ha ricordato Aroldo Ruschioni, protagonista della prima Paralimpiade di Roma 1960, dove ha vinto tre medaglie – io mi diverto ancora, la vita è bellissima”. Presente anche Lucia Marson, moglie di Roberto, l’atleta paralimpico più medagliato di tutti i tempi: “Mi ha fatto piacere che questa famiglia si sia allargata a tanti nuovi atleti e sono contenta che si parli del grande uomo che è stato Antonio Maglio, che ha fatto tanti sacrifici e ha recuperato tanta gioventù”. “Ringrazio a nome di mio zio, a lui sarebbe piaciuto molto questo film”, ha detto Chiara Loi, nipote di Vittorio, prima grande campione di scherma e poi allenatore. “Vivere il passato per trasmetterlo a chi ci sarà in futuro è la cosa più bella che ci sia”, ha detto Carlo Di Giusto, ex atleta e oggi allenatore della nazionale di basket in carrozzina. Hanno assistito alla proiezione, fra gli altri, anche altri “pionieri” di Ostia (Silvana Martino, Maria Arizzi moglie di Antonio), rappresentanti dello sport paralimpico (come il tenente colonnello Marco Iannuzzi, del Gruppo Sportivo Paralimpico.
La presidente della Camera, Laura Boldrini
Durante la mattinata è stato letto anche un messaggio inviato dalla Presidente della Camera, Laura Boldrini: “Questo mio messaggio vi arriva mentre mi trovo in Giappone per l’annuale Conferenza dei Presidenti delle Camere basse dei Paesi del G7. Ma ci tengo comunque, anche se non posso essere presente di persona, a manifestarvi il mio grande apprezzamento per il lavoro che oggi viene presentato. La vicenda del movimento paralimpico italiano che il vostro film ricostruisce non è soltanto, e non sarebbe poco, il giusto omaggio a campioni dalle doti umane e atletiche straordinarie, che si sono guadagnati un posto a pieno titolo nella storia dello sport. È anche il racconto di un successo collettivo del Paese, che ha saputo individuare nella pratica sportiva una via privilegiata per l’integrazione e l’inserimento sociale dei disabili e che su questo tema ha lavorato con continuità, ottenendo risultati che vanno oltre il pur ricco medagliere azzurro. È il nostro Stato sociale, che a partire dagli anni Sessanta ha saputo accompagnare la crescita economica con lo sviluppo di nuovi servizi alla persona e la tutela di nuovi diritti. È il modello delle società europee, da anni sottoposto ai colpi di una crisi economica che le politiche di austerità non riescono a superare. Opere come la vostra sono il miglior incoraggiamento a non rimettere in discussione questi caratteri fondamentali per i quali l’Europa è punto di riferimento nel mondo. Vi saluto con un sentitissimo “in bocca al lupo” in vista dei Giochi Paralimpici di Rio”.
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