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Una sola donna nella giunta Acquaroli, arriva il ricorso in appello: la questione torna in tribunale

REGIONE – La composizione dell'esecutivo era già finita sui tavoli del Tar, che però, con sentenza del giugno 2021, aveva dato ragione a Palazzo Raffaello. Ora i 62 ricorrenti – tra cui la consigliera di parità Paola Petrucci, la consigliera regionale Manuela Bora, l'ex governatore Vito D'Ambrosio – portano il caso di fronte al Consiglio di Stato

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L’assessora regionale Giorgia Latini

 

Una sola quota rosa in giunta: la questione torna nelle aule di tribunale. La composizione dell’esecutivo Acquaroli – una donna, Giorgia Latini, e sei uomini, compreso il presidente – era finita nel mirino di un ricorso al Tar già nel 2020, a poche settimane dall’insediamento, ma i giudici amministrativi, con sentenza 557 datata 23 giugno 2021, avevano dato ragione a Palazzo Raffaello. Ora è scattato il ricorso in appello per chiedere «l’annullamento o la riforma» della sentenza. La lunga lista di ricorrenti si compone di 62 persone – tra cui la consigliera di parità Paola Petrucci, la consigliera regionale Manuela Bora, l’ex governatore Vito D’Ambrosio, il segretario provinciale del Pd di Ancona Jacopo Francesco Falà ed il candidato governatore nel 2020 con la civica Dipende da noi, Roberto Mancini –, rappresentate dagli avvocati Massimo Belelli e Claudio Freddara. In prima battuta, i ricorrenti si erano rivolti ai giudici amministrativi chiedendo l’annullamento dei decreti regionali con cui venivano nominati gli assessori ed attribuite le deleghe all’interno della giunta Acquaroli. Secondo i ricorrenti «la nomina di una sola donna, all’interno di una giunta composta da sette membri (sei uomini) compreso il presidente, viola tutta la normativa, di ogni livello, in materia di parità di genere».

Il Tar, tuttavia, ha in quell’occasione respinto il ricorso con una sentenza – ora impugnata – basata sul presupposto che lo Statuto della Regione Marche si limita a garantire la “rappresentanza di entrambi i sessi”, «concludendo che detta rappresentanza sarebbe quindi sufficientemente garantita “anche dalla presenza di una sola donna”», il riepilogo contenuto nel ricorso in appello. La difesa della giunta, sostenuta all’epoca del primo ricorso dall’Avvocatura regionale, aveva sottolineato come «il formale rispetto del principio della parità di genere non può in alcun modo determinare un aggravio delle funzioni politico amministrative o provocare un ostacolo». «Insomma – osservano i legali nel fare ricorso in appello – inserire donne in giunta provocherebbe ostacoli o aggravi all’agire, che il presidente ha inteso evitare». Ed ancora: «mai come in questo decennio è divenuta insopprimibile l’esigenza del Paese di superare finalmente la consolidata e stratificata ingiustizia della disparità di trattamento tra uomo e donna».

(Redazione CA)

 


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