di Roberto Cruciani
Proprio nei giorni scorsi il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha emanato il decreto di adozione del Sistema nazionale di valutazione dei risultati dei dirigenti scolastici, in attuazione delle recenti disposizioni legislative promosse dallo stesso Ministro. A decorrere già da questo anno scolastico 2024/2025, la valutazione dei dirigenti scolastici avverrà tenuto conto della specificità delle funzioni e sulla base degli strumenti e dei dati a disposizione del sistema informativo del Ministero e del Sistema nazionale di valutazione dei risultati dei dirigenti scolastici. Il procedimento sarà articolato in due fasi: assegnazione degli obiettivi (anche su base regionale) e valutazione a cura dei direttori degli Uffici Scolastici Regionali, garantendo altresì un eventuale momento di contraddittorio con gli interessati e il ruolo di un organismo di garanzia, a questi esiti sarà collegata la retribuzione di risultato.
Proprio in merito a queste novità abbiamo raccolto il punto di vista degli interessati, i Dirigenti Scolastici di alcune scuole del nostro territorio, in merito a questa novità. In generale non ci sono state grandi perplessità manifestate dai diretti interessati che però attendono anche ulteriori dettagli in merito ai criteri e anche l’effettiva possibilità di un contraddittorio tra le parti.
Emiliano Giorgi (Liceo Scientifico)
«Diciamo che sembra essere la strada giusta se si va verso l’equiparazione del ruolo di dirigente dello Stato. In tal senso credo che sia legittimo rispondere a dei criteri di valutazione, la ritengo la strada giusta. Bisogna essere valutati secondo il ruolo, secondo le esperienze maturate e quelle richieste dalla funzione svolta. E’ un buon approccio considerando anche come futuribile un graduale adeguamento retributivo rispetto alla figura di dirigente dello Stato».
Stefania Scatasta (Itt Montani)
«Sono contenta che ci sia questa possibilità di valutazione, ho già preso parte ad altre valutazioni che sono state fatte in anni precedenti e quindi non ci sono problemi. Aspettiamo di conoscere nel dettaglio i termini della valutazione che verrà posta in essere. Prendo atto della decisione presa ma siamo assolutamente pronti e disponibili, trovando dunque corretto che vengano fatte valutazioni in merito al nostro operato».
Annamaria Bernardini (Ipsia)
«La norma c’è sempre stata perché in quanto dirigenti dobbiamo essere valutati. Hanno fatto una semplificazione, dando maggiore flessibilità. I criteri precedentemente erano definiti da una norma di rango primario e non particolarmente semplici nell’essere applicati; con la modifica che hanno apportato, avendo modificato una norma di rango primario sono stati probabilmente definiti dei nuovi criteri più semplici da applicare e quindi si spera che ci possa essere un’effettiva applicazione».
Maria Teresa Barisio (Ic Leonardo Da Vinci)
«Come dirigenti scolastici siamo sempre sottoposti a giudizio e siamo sempre in prima linea, spesso chiamati anche a dare notizie che non sono certo positive ma è il nostro compito. Siamo alle dipendenze dello Stato e dobbiamo portare avanti le decisioni che vengono prese sopra di noi in modo coerente e nel rispetto dei ruoli. Che ci sia una valutazione su di noi non mi disturba. A dire il vero ho già fatto questa esperienza quando era di tipo volontaria senza alcuna esitazione. Se è fatta bene rende giustizia all’operato del dirigente mettendo in luce anche quegli aspetti positivi che altrimenti non affiorerebbero. Io non la temo anzi può essere momento di confronto importante ma mi auguro che venga rispettato il confronto tra le parti e ci sia la possibilità di contraddittorio».
Anna Maria Isidori (Ic Ugo Betti)
«Esistono già delle esperienze di valutazione compiute in via sperimentale e sulla base di candidatura volontaria da parte dei Dirigenti. Ora il sistema andrà a regime e sono state fornite indicazioni precise rispetto all’articolazione del processo da parte del MiM. La valutazione del personale nella scuola, se gestita in modo equo, può rappresentare un prezioso strumento per migliorare il sistema educativo. Gli aspetti che vanno ben ponderati sono i criteri e gli strumenti di valutazione, la qualità dell’approfondimento e le sue implicazioni. In linea di principio sono assolutamente favorevole. Mi convince poco la tempistica annuale della verifica. Credo che l’azione potrebbe avere un miglior riscontro e maggior significato se condotta su un periodo di medio termine, eventualmente coincidente con la triennalità del Piano dell’Offerta formativa».
Francesca Iormetti (Itet Carducci-Galilei)
«L’emanazione del decreto da parte del Ministro Valditara sulla valutazione della dirigenza scolastica segna un momento storico che impegna la scuola italiana nel fronteggiare le sfide educative del presente».
Simona Flammini (Isc Fracassetti-Capodarco)
«La valutazione dei dirigenti scolastici diviene una misura importante perché è connaturata allo status degli altri dirigenti pubblici, con particolare riferimento all’area contrattuale dell’istruzione e ricerca. Una riforma non nuova, poiché già nel lontano 1993, il D. Lgs n. 29 dedicava specifiche norme alla valutazione dei risultati conseguiti per non dimenticare il 2003, in cui il Miur ha istituito in via sperimentale il Sivadis (Sistema di Valutazione dei Dirigenti Scolastici). Nel 2012 con Vales (Valutazione e sviluppo della scuola) si è voluto valutare punti di forza e di debolezza della istituzione scolastica, nonché dell’azione della dirigenza scolastica. Successivamente nel 2015, con la Legge 107 C. 93., la valutazione dei dirigenti scolastici è effettuata attraverso indicatori individuati tenendo conto del contributo del dirigente al perseguimento dei risultati per il miglioramento del servizio scolastico previsti nel rapporto di autovalutazione e dei criteri generali predisposti. La valutazione dei processi che le strutture del sistema e i suoi soggetti realizzano, in riferimento ai fini assegnati dalla legge e dalla Costituzione e in rapporto con il territorio e i suoi bisogni, è il presupposto fondamentale dell’innovazione e del miglioramento. Ma un’attenzione particolare dovrà essere rivolta, a mio avviso, alla capacità di leadership positive, visione del futuro, capacità di relazione, di coinvolgimento, di organizzazione e gestione, di presa di responsabilità, basilari per valutare le capacità, oltre che le competenze, perché il ruolo di un dirigente scolastico non è solo gestionale, ma educativo-culturale, oltre che didattico a seconda dello specifico indirizzo. Spero che si tratti di una operazione prodromica alla valutazione di tutto il personale del comparto scolastico, con l’esigenza di miglioramento della qualità del servizio, posta alla base del concetto di valutazione e molto sentita dall’utenza. Spero che noi dirigenti scolastici saremo valutati solo ed esclusivamente su quanto dipende dal nostro operato e non a rispondere di carenze strutturali, estranee alla nostra volontà, o derivanti da negligenza altrui. Infatti l’efficienza e l’efficacia attengono al raggiungimento degli obiettivi di missione e di miglioramento, ma richiedono la fissazione non solo di indicatori ma anche di standard di prestazione fissati dall’amministrazione. Concludo ricordando il ruolo pro-attivo di un dirigente scolastico all’interno di una comunità educante, per realizzare e vivere l’etica della reciproca responsabilità – cuore educativo proprio delle scuole nella società attuale – e non di un mero incarico burocratico».
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