Autovelox nel Fermano, le ultime novità tra iter normativo e polemiche

DECRETO - Come era prevedibile fa discutere, e non solo nel Fermano, il via libera dato alla installazione degli autovelox in alcune strade a rischio, che devono tuttavia rispondere  a  determinati requisiti di legge. Nella nostra provincia il decreto prefettizio approvato pochi giorni fa individua sette Comuni e autorizza 20 postazioni.

 

Autovelox (foto dalla prefettura di Fermo)

di Sandro Renzi

Come era prevedibile fa discutere, e non solo nel Fermano, il via libera dato alla installazione degli autovelox in alcune strade a rischio, che devono tuttavia rispondere  a  determinati requisiti di legge. Nella nostra provincia il decreto prefettizio approvato pochi giorni fa individua sette Comuni e autorizza 20 postazioni. Si tratta di strade segnalate dai rispettivi primi cittadini, con un tasso di incidentalità elevato o particolarmente trafficate e dove spesso è stato appurato che gli automobilisti superano i limiti di velocità previsti. Ebbene in queste strade è possibile posizionare un autovelox senza effettuare la contestazione immediata all’automobilista stesso che dovesse incappare in una infrazione al codice.

E’ il frutto di un lavoro partito in autunno e culminato nella riunione del 19 febbraio quando si è riunito il Comitato operativo per la viabilità. In questa sede sono stati decisi i tratti stradali del Fermano da includere nel decreto che, peraltro, tiene conto e recepisce atti ed indicazioni arrivati dal Mit e da Ministero dell’Interno.

Cittadini infuriati sui social, sindaci che difendono il provvedimento e assicurano di non voler fare cassa con le multe, ma anche un ginepraio normativo alimentato in queste ore dal passo indietro del Mit rispetto all’ipotesi sanatoria. Insomma quando si ha a che fare con il codice della strada si finisce sempre con il sollevare un vespaio. Il provvedimento adottato anche nel Fermano viene ad esempio criticato da Altvelox, l’associazione nazionale tutela utenti della strada, presieduta da Giancarlo Sottile Cervini, che proprio contro gli autovelox non omologati sta conducendo da tempo una battaglia. Sua la firma in calce alla richiesta, trasmessa qualche giorno fa al prefetto di Fermo, Edoardo D’Alascio, di rivedere il decreto sulla scorta di alcune considerazioni che l’associazione fa prendendo spunto dalle recenti sentenze emesse in materia dalla Cassazione, l’ultima lo scorso 14 marzo, in cui si ribadisce che l’assenza di omologazione di un impianto autovelox di per sé basterebbe per rendere nulla la multa elevata.  Altvelox sostiene che allo stato attuale tutti i mezzi tecnici di controllo del traffico finalizzati al rilevamento a distanza delle violazioni di cui agli art. 142 (limiti di velocità) e 148 (sorpasso) del nuovo codice della strada debbano essere sottoposti a preventiva verifica affinché rispondano «alle norme vigenti richiamate dall’art.142 comma 6 del Cds e ribadito dalla Corte di Cassazione».

Il decreto che avrebbe dovuto mettere ordine nella giungla di ricorsi è stato nel frattempo stoppato dallo stesso Ministro Salvini. In sostanza veniva stabilito che da luglio tutti gli autovelox approvati dal 2017 in poi dovevano essere considerati anche omologati, e questo senza fare ulteriori passaggi, a patto di avere la conformità relativamente alla taratura. Di contro, quelli antecedenti al 2017 andavano spenti in attesa degli eventuali aggiornamenti. Sono stati gli Ermellini a stabilire che senza omologazione, che è altra cosa dall’autorizzazione, la multa è nulla. Lo hanno detto nel 2024 e poi rimarcato con altre due ordinanze. Quanto basta per fare piovere centinaia di ricorsi sulle prefetture e sui giudici di pace.

Il vicepremier e ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, rispondendo nel question time ad un’interrogazione della Lega sugli autovelox ha specificato che «serve accertare che il numero dei dispositivi effettivamente utilizzati rispetti i regimi di approvazione. Tale ricognizione ci consentirà finalmente di approfondire le verifiche amministrative sulla presenza di eventuali dispositivi totalmente non conformi alle regole di approvazione. Solo alla luce di tali dati potremo capire l’impatto effettivo delle nuove regole di omologazione sulle esigenze di utilizzo degli autovelox per finalità di sicurezza stradale». Insomma un caos che rischia ora di protrarsi per altri mesi, fino a quando la sanatoria non sarà effettiva. E da giugno dovrebbero essere anche operative altre novità che interessano questa volta la distanza dei cartelli che stanno ad indicare la presenza di un autovelox. Potranno essere posizionati ad una distanza compresa tra 1 e 4 km, a seconda del tipo di strada. La taratura, inoltre, dovrà essere annuale e certificata. Stop pure agli autovelox nei centri urbani dove vigono bassi limiti di velocità, ad esempio nelle aree 30.

 

 

 


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