Da Montefortino alle pagine de Il Corriere: ecco la lana che nasce dal sottopelo di cane e gatto. Dalla loro fattoria sui Monti Sibillini alla ribalta nazionale, la storia di Giulia e Alessandro.
Era il lontano 2011, quando Giulia Alberti e Alessandro Vittori hanno iniziato a filare la lana, ma è nel 2016 che decidono definitivamente di farne la loro attività principale. In precedenza, lui lavorava come assistente all’autonomia per bambini disabili, lei come consulente finanziaria a Fermo. Sin da subito, hanno utilizzato il sottopelo di animali domestici, come cani e gatti, trasformandolo in filati con cui realizzano gomitoli, sciarpe, maglioni, cappelli e altri accessori.
A dare loro l’ispirazione Asaki, il loro cane, adottato nel canile di Macerata. Spazzolandolo ogni sera, di ritorno dall’ufficio, Giulia si è accorta che il cane produceva parecchia fibra. Da qui, l’idea. Originariamente la coppia si dedicava alla produzione con un vecchio arcolaio, ma ben presto hanno dovuto strutturarsi per poter soddisfare tutte le richieste, acquistando macchinari dal Canada appositamente progettati per trattare piccole quantità di fibre di animali. La maggior parte degli acquirenti, racconta Giulia a Il Corriere della Sera, richiede il gomitolo con il pelo del proprio animale domestico, che poi loro inviano con la foto dell’animale e packaging personalizzato. C’è anche chi desidera un maglione. In quel caso, la spesa si fa un pò più corposa.
Lo spirito dietro questa attività, spiegano, è legato alla circolarità, ovvero al riuso di materiale come il sottopelo che altrimenti finirebbe semplicemente nella spazzatura.
Non solo cani e gatti: i due hanno realizzato anche un Museo della Lana, dove i visitatori possono scoprire la cardatura e la filatura fatte in modo tradizionale e propongono corsi di filatura e tintura nazionale, che richiamano persone anche dall’estero. Su tutti, Stati Uniti e Spagna. Inoltre, in virtù dello stretto legame con le terre dei Sibillini, promuovono in partnership con altre realtà del cratere sismico, la valorizzazione della lana di pecora Sopravissana certificata.
Silvia Ilari
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