«La carenza di giubbotti antiproiettile taglia M mette a rischio la Polizia stradale» La denuncia di Patacconi (Sap)

POLIZIA - «È importante sottolineare che - rimarca il segretario provinciale del Sindacato Autonomo di Polizia, Alessandro Patacconi - il giubbotto antiproiettile non è un semplice accessorio,  ma un dispositivo salvavita obbligatorio, la cui efficacia dipende dalla corretta  vestibilità: una taglia errata, in particolare una taglia eccessiva, compromette  l’aderenza al corpo e, di conseguenza, la protezione balistica, esponendo l’operatore a  un rischio diretto e immediato»

Il Sindacato Autonomo di Polizia esprime la «massima preoccupazione per le gravi carenze riscontrate negli equipaggiamenti di protezione individuale (Gap) forniti al  personale della Sezione di Polizia Stradale e dei Reparti distaccati, impegnati  quotidianamente in servizi ad alto rischio su tutta la provincia fermana e sulla tratta  autostradale dell’A14, da Ancona Sud a San Benedetto del Tronto». E’ quanto si legge in una nota di Alessandro Patacconi, segretario provinciale del Sap. 

In particolare, si segnala una «persistente e allarmante indisponibilità di giubbotti  antiproiettile nella taglia M, la più utilizzata dai giovani operatori – uomini e donne – in forza alla stradale. Questa criticità, già segnalata all’amministrazione, non ha ancora  trovato soluzione, con la motivazione che i giubbotti richiesti non sono attualmente  disponibili presso i magazzini della Polizia di Stato della regione.  Alla già grave carenza di dispositivi si aggiunge una situazione organica altrettanto  preoccupante: presso la Sezione Polizia Stradale, infatti, il numero di operatori  effettivamente in servizio è pari a circa la metà di quello previsto. Una condizione  insostenibile che rischia di compromettere la sicurezza del personale e l’efficacia  operativa del servizio. Non possiamo fare a meno di domandarci se questa stessa sotto-dotazione organica non  sia, paradossalmente, la ragione legata al rifornimento dei Gap. Tale mancanza appare ancora più grave alla luce dei recenti episodi di aggressione  contro appartenenti alle forze dell’ordine, avvenuti sia nella nostra regione che in  diverse parti d’Italia, e che dimostrano quanto sia elevato il livello di rischio operativo  a cui il personale è quotidianamente esposto». 

Alessandro Patacconi

«È importante sottolineare che – conclude Patacconi – il giubbotto antiproiettile non è un semplice accessorio,  ma un dispositivo salvavita obbligatorio, la cui efficacia dipende dalla corretta  vestibilità: una taglia errata, in particolare una taglia eccessiva, compromette  l’aderenza al corpo e, di conseguenza, la protezione balistica, esponendo l’operatore a  un rischio diretto e immediato». Ricordiamo che, secondo le linee guida operative date dalla stessa amministrazione e  la normativa vigente, l’impiego di dispositivi di protezione adeguati è obbligatorio in  tutti i contesti ad alta esposizione a pericoli, come le attività su strada, i controlli a  soggetti pericolosi o armati, e le operazioni di polizia ad alto rischio. Non è concepibile che chi tutela la sicurezza dei cittadini sia costretto a operare senza  i mezzi necessari per proteggere sé stesso. La sicurezza degli operatori non è una variabile secondaria: è una responsabilità  primaria. La domanda è sempre la stessa: chi difende i difensori?»


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