Riceviamo da Alessio Marucci e pubblichiamo
(foto gentilmente concesse da Alessio Marucci)
«Qualche tempo fa riordinando alcune vecchie pubblicazioni, presenti nella mia raccolta di documentazione d’epoca, ho trovato casualmente alcuni appunti riguardanti l’elettrificazione della Faa (Ferrovia Porto San Giorgio – Fermo – Amandola) avvenuta nell’anno 1928. Mi sono soffermato a leggere alcune caratteristiche tecniche dell’impianto elettrico, focalizzando la mia attenzione sul sito industriale per l’approvvigionamento dell’energia elettrica; la Centrale Elettrica di Ponte Maglio, un luogo tutt’ora esistente anche se in stato di completo abbandono, è situata sulla Strada provinciale, all’interno del Comune di Montefalcone Appennino. La vecchia Centrale e la Casa del Custode sono circondate da un giardino di grandi dimensioni, le loro strutture murarie sono arricchite da dettagli architettonici di pregio, tra i quali cornicioni e marcapiani. L’edificio industriale della Centrale è realizzato in stile razionalista, ed è un imponente esempio di archeologia industriale; impersona in pieno la grandezza, la solidità e l’eleganza di un’epoca. Un’ala rilevante dello stabile è la Torre: nella sua parte esterna è presente un paranco di grandi dimensioni. Osservando con occhi attenti il contesto, si notano le finestrature della Centrale costituite da enormi vetrate da cui è possibile ancora vedere diverse tipologie di isolatori elettrici in ceramica bianca e bakelite, esistenti all’interno dello stabile, mentre nei muri esterni sono ancora montati, sugli appositi supporti, con intelaiatura di ferro, gli isolatori elettrici passanti, di alta e media tensione, con la rispettive catene formate da diversi isolatori del tipo Cappa e Perno. Pezzi ormai unici nel loro genere di notevole valore storico e tecnico, prodotti nei primi decenni del 1900 da importanti aziende costruttrici di apparati elettrici.
Spesso mi è capitato di parlare di questo luogo con un mio carissimo amico, il professore Elvezio Serena, fisico e ex presidente di Italia Nostra di Fermo. Durante i nostri confronti siamo giunti entrambi alla stessa conclusione, ovvero chiedere che la vecchia Centrale e la Casa del Custode un tempo proprietà dell’Unes e attualmente dell’Enel, vengano recuperate per essere adibite a Museo dell’Elettricità accogliendo nei suoi spazi, autorevoli e prestigiosi, cimeli, accessori e strumentazione d’epoca inerenti l’impiantistica elettrica, salvandoli dalla rottamazione e dalla dispersione, come purtroppo quasi sempre accade. Il sito diverrebbe un importante punto di riferimento per tutto il territorio e non solo, per studiosi e collezionisti. Gli edifici sono da troppo tempo in stato di abbandono e risultano gravemente danneggiati; richiedono nel più breve tempo possibile un rapido intervento di recupero. Ciò nonostante non è un luogo triste e malinconico come potrebbe sembrare: diverse specie di volatili si posano nelle intelaiature delle finestre e sui rami degli alberi all’interno del giardino e, con le loro melodie, scandiscono il tempo del passaggio delle giornate delle stagioni. La Centrale osserva le montagne, ascolta la voce del fiume Aso che scorre nella vallata e, con infinita pazienza, attende che l’Enel si ricordi di lei».
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