di Matteo Achilli
Donald Trump lo ha definito “il giorno della Liberazione”. Mercoledì il presidente americano ha firmato la reintroduzione dei dazi, che entreranno in vigore dal prossimo 9 aprile. Dazi che variano in base allo Stato di provenienze del prodotto. Per gli stati dell’Unione Europea, dunque anche per l’Italia, il tasso sarà del 20%.
Un duro colpo al mercato globale quello inflitto dal presidente statunitense, con conseguenze non certo lievi per l’economia italiana, che vanta un’importante rapporto commerciale con gli Usa.
Tra i nostri mercati più colpiti ci sono quelli agroalimentare e quello della moda. Abbiamo provato a capire insieme ad alcuni rappresentanti di categoria, l’impatto che i dazi potrebbero avere non solo per l’economia nazionale, ma soprattutto per quella locale.
«Difficile oggi fare un’analisi. A mio avviso si tratta di una misura errata, che non conviene a nessuno. C’è preoccupazione, soprattutto per i settori che possono essere maggiormente colpiti, come agroalimentare e moda, con quest’ultima che sta già passando un momento delicato – le parole di Lorenzo Totò, vicepresidente interprovinciale di Confartigianato – non facciamo dunque allarmismo, ma aspettiamo di capire come si muoveranno l’Europa e il nostro governo nazionale, che speriamo possano fare la loro parte negoziando in maniera costruttiva con gli Usa, senza però piegarsi alle richieste di Trump. Quella dei dazi è una situazione che potrebbe allo stesso tempo dare l’input all’Europa per fare finalmente rete tra gli Stati membri, come si è visto poco in passato e compattarsi in modo concreto per affrontare in maniera decisa ed univoca questa situazione e il futuro».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il direttore della Cna Fermo, Andrea Caranfa: «Purtroppo stiamo assistendo ad una guerra commerciale globale. Le borse hanno risposto in maniera forte. I dazi dimostrano come gli Usa stiano vivendo un importante periodo di recessione. A livello italiano e territoriale, questa, come tutte le guerre, crea incertezza e dunque una limitazione degli investimenti e dei consumi, diminuendo così domanda e produzione. Le Marche sono la decima regione italiana per esportazione, con settori importanti come quello agroalimentare, moda e automotive, che sono stati interessati da questi dazi.
La mia speranza è che i dazi non vadano ad influire sul calo dell’inflazione che si stava avendo e sui tassi di interesse per accesso al credito delle imprese. Insieme ai governi locali e centrali, dobbiamo compattarci e trovare tutti insieme la strada per salvaguardare le imprese, i posti di lavoro e l’intera economia».
Idee ben chiare da parte di Fabrizio Luciani, presidente di Confindustria Fermo, che punta l’indice contro un’Europa e una classe dirigente apparse deboli nei confronti degli Usa: «Dietro a questi dazi a mio avviso c’è un progetto di stabilizzazione dell’economia statunitense, e di una potenza economica che vuole tornare ad essere grande, andando a ridefinire magari l’assetto geopolitico. L’Europa si è dimostrata debole e ben presto Usa e Russia potrebbero prendere il sopravvento su un’Europa che ha perso potere economico. Sicuramente ne risentiranno settori per noi molto importanti come la moda e l’agroalimentare, vedremo dai primi resoconti dei prossimi mesi quale sarà l’influenza avuta dai dazi nella nostra economia. Purtroppo gli imprenditori sono stufi, ogni giorno le loro imprese vengono appesantite da situazioni che non dipendono da loro e non possono difendersi. Purtroppo abbiamo una classe politica inadeguata, al di là dei partiti, che anche in questa situazione ha dimostrato tutti i suoi limiti».
Oltre ai dazi americani, ciò che preme particolarmente invece gli esercenti, sono soprattutto le disparità di fiscalità tra il commercio online e quello fisico, in un periodo storico dove tra l’altro scompaiono giorno dopo giorno botteghe e negozi di vicinato.
«I dazi imposti da Trump sono solo un ulteriore problema che si somma a quelli che i negozianti stanno subendo ormai da anni e che hanno portato alla chiusura di oltre 150mila attività commerciali dal 2014 ad oggi. La vera battaglia in questi giorni è quella che riguarda la tassazione dei big tech e lo squilibrio di fiscalità tra imprese online e offline – dichiara la vicepresidente vicario Confesercenti Ascoli e Fermo, Antonia Fanesi, nonché presidente regionale di Assoturismo – bisogna preservare la rete del commercio locale, importante non solo per i posti di lavoro, ma per la vita sociale delle città e ancor di più dei piccoli borghi. Non demonizziamo il commercio online, ma chiediamo parità di trattamento a livello fiscale e contributivo».
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